“Quando un adulto racconta a un bimbo una storia il tempo si ferma, come in un rituale”

0
Condividi

Alessia Canducci, attrice e promotrice della lettura, racconta come è nata questa passione e le sensazioni uniche che si provano guardando gli occhi dei piccoli: “In quel momento si vive in un mondo parallelo, quello della fantasia. E ciò aumenta anche il senso di appartenenza, la condivisione è speciale. Credo che questa potrebbe essere una delle medicine per guarire i mali del nostro tempo: riscoprire i rapporti e il piacere di condividere, partendo magari da un libro”.
E poi regala ai genitori qualche prezioso consiglio…

Ha ormai ‘contagiato’ centinaia di scuole, biblioteche ed enti vari con quel ‘virus della lettura’ denominato Librillo, che da ormai quindici anni si sta diffondendo a macchia d’olio. Alessia Canducci, una formazione poliedrica alle spalle, che spazia dalla musica al teatro, passando per una laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere, da tempo ormai dedica la gran parte della sua attività teatrale e non ai ragazzi. Questa artista nata a Rimini nel 1970 realizza infatti spettacoli, laboratori, progetti di formazione per docenti, collaborando con enti pubblici e privati. E soprattutto da alcuni anni a questa parte si è calata a tutto tondo nel ruolo di promotrice della lettura, con performance rivolte ai bambini, ma anche corsi per genitori e per i lettori volontari. Insomma, la si può considerare un’autorità in materia, tanto da essere coinvolta in qualità di esperta nei progetti nazionali ’Nati per Leggere’ e ’Nati per la Musica’.

– Come é nata, Alessia, questa passione per le letture?
“Da bambina mi piaceva molto il teatro, da adolescente ho frequentato corsi, poi mi sono iscritta all’università, laureandomi in lingue ad Urbino, ma la passione per il teatro era molto forte. Per fortuna in quegli anni a Riccione c’era una scuola per il teatro diretta da un grande maestro come Giorgio Albertazzi, uno dei più grandi attori di prosa del nostro Paese. Questa scuola di cultura teatrale, così si chiamava, di due anni, mi ha dato una buona formazione e insegnato tanto visto che Albertazzi puntava molto sulla lettura ad alta voce e sulla narrazione. Una volta terminata questa esperienza, insieme a qualcun altro che ha frequentato la scuola e ad altri colleghi abbiamo fondato la Compagnia del Serraglio. Con loro, sotto la guida di Loris Pellegrini, ho appreso tanto sulla drammaturgia e il lavoro sul testo. Parallelamente, con il collega Mirco Gennari che condivideva con me la passione per lavorare con i bambini, abbiamo iniziato a fare progetti di laboratori per i bambini, anche sulla lettura. E così è nato ‘Librillo – il virus della lettura’, progetto di promozione della lettura attraverso spettacoli per i bambini, letture drammatizzate e laboratori in biblioteche, teatri, istituzioni scolastiche. Con il passare degli anni Mirco ha approfondito l’aspetto teatrale, mentre per quegli incontri fortunati che capitano nella vita la letteratura per bambini mi ha sempre più interessato, così come molto importante è stata la collaborazione con la cooperativa ‘Equilibri’ di Modena, avviata nel 2000. Diciamo che ho unito le mie competenze tecniche di attrice al crescente interesse su che cosa proporre per i bambini. In altre parole è cambiato il mio modo di vedere i libri, non più la storia al mio servizio per fare lo spettacolo, ma io al servizio della storia per far sì che avessero voglia di leggerla. E questo cambio di punto di vista ha cambiato anche il mio modo di lavorare, prediligendo un certo tipo di collaborazioni rispetto ad altre. Per alcuni anni ho abitato e lavorato fuori dalla Romagna, arricchendo il mio bagaglio personale e professionale, poi sono tornata a Riccione, mettendo su famiglia, e quando sono rimasta incinta ho deciso di tagliare i lavori fuori non volendo essere un ‘piccione viaggiatore’ e ho investito in questo territorio. Ho allacciato una serie di collaborazioni e una delle principali è quella con il Centro per le Famiglie di Rimini: insieme abbiamo anche inciso nel 2006 ‘Favoleggiamo’, cd di fiabe e racconti per bambini distribuito a tutte le famiglie, nel quale ho contribuito anche alla scelta dei testi da leggere. La prima in ordine di tempo è stata con la biblioteca di Riccione, con iniziative per adolescenti e la rassegna zia Natalina, ormai diventato un appuntamento consolidato a ridosso delle feste di fine anno, senza dimenticare i corsi per i lettori volontari. Poi è stata la volta della biblioteca Gambalunga di Rimini, di Santarcangelo, Cattolica, Misano Adriatico, biblioteca di Morciano. La passione nasce allora dal trovare un senso, all’inizio era un po’ come portare il teatro fuori dal teatro, adesso uso la mia esperienza di teatro per dare vita a un rito antico e necessario, ovvero la relazione speciale che si crea quando un adulto racconta una storia e insieme a chi lo ascolta si vive da un’altra parte, si abita un altro spazio, quello della fantasia. E questo aumenta anche il senso di appartenenza, la condivisione è qualcosa di speciale, quasi segreto, solo per chi la vive. Negli ultimi anni l’esperienza della maternità ha arricchito il mio lavoro di molti aspetti che prima erano per me solo teorici. Sicuramente la rete che si sta creando, con i lettori volontari e le persone che nel nostro territorio si appassionano alla lettura, sta facendo sì che si stia realizzando un desiderio che avevo, ma molto meglio rispetto a quel che pensavo. C’è appunto una rete di condivisione, un codice di comunicazione, e spero sempre che questo abbia un valore per le generazioni future, per gli adulti che siamo e per gli adulti che saranno. Credo che ogni tempo produca i suoi mali e le sue medicine e credo che questa potrebbe essere una delle medicine per guarire i mali del nostro tempo: riscoprire i rapporti e il piacere di condividere, partendo magari da un libro e da una storia. Forse questa è la passione che mi allontana dal palcoscenico: continuo ad andarci, e mi piace molto, ma è un’altra cosa. Con Mirco Gennari per La Compagnia del Serraglio giro sul territorio e fuori con tre produzioni di Mirtillo e Pizzico, clown pasticceri e pasticcioni, che si cimentano con tre ricette: la crostata, la pizza e le polpette. E con questi spettacoli negli anni abbiamo fatto ridere generazioni di bambini e famiglie. Poi tra gli spettacoli sono molto legata, come se fosse un ‘primo figlio’ ancor prima di Viola, la mia bimba di 3 anni, a quello sulla Shoah per adolescenti, dal titolo ‘E per questo resisto’, nel quale in scena siamo io e un gruppo musicale, i Flexus”.

– Ma nel leggere ad alta voce qual è il segreto per stregare i piccoli?
“Quando tengo i corsi per lettori volontari o incontro persone che già sono dedite alla lettura, a scuola o a casa se sono insegnanti o genitori, io cerco di aiutarli a contattare le loro risorse per avere fiducia e coraggio di farlo, anche mettendosi allo scoperto. E poi do dei suggerimenti, facendo dei giochi per aumentare questa capacità di farsi ascoltare. Negli anni, inevitabilmente, io ho sviluppato un mio modo di leggere le storie ed è quello che propongo, pur ricordando sempre che ognuno ha il proprio e invitando quindi tutti a ricercarlo. Leggendo lo si trova, l’importante è il rispetto del libro. Quindi il segreto è tenere la relazione e rispettare il libro, la storia che è scritta nel libro e soprattutto capirla. Può sembrare una banalità ma non lo è. Spesso davanti a libri illustrati noi adulti abbiamo un approccio superficiale, del tipo: ‘sono dieci parole e quindici immagini, gli do un’occhiata e lo leggo…’. Invece nella produzione per l’infanzia c’è una sinfonia di parole e immagini, quindi occorre un occhio attento a questo aspetto, per capire la storia e poi cercare di farla capire a chi hai di fronte, attraverso la voce, lo sguardo e la gestualità”.

– C’è stato qualche episodio particolare o curioso con i bambini?
“Un elemento ricorrente è il loro sguardo, di quando sono nella storia, e raccontando è importante guardarli perché così ci si relaziona. Ad esempio quando a Natale faccio zia Natalina, che non sono io ma la sorella di Babbo Natale, raccontando una serie di fatti e vicende, spesso anche inventati lì per lì. E gli sguardi dei bambini sono fantastici, arrivano direttamente al cuore e alla pancia: stiamo giocando in un mondo parallelo e ci stiamo credendo tutti fino in fondo, in quel momento siamo veri. Anche io sto giocando con quei bambini, e lo vedo nel modo di rispondere alle loro domande, tipiche della curiosità di un bambino. Insomma siamo dentro la storia…”.

– Qualche suggerimento per le mamme su come leggere?
“Innanzitutto su cosa leggere, a seconda dell’età dei figli. Allora la cosa migliore è andare a chiedere consiglio in biblioteca, oppure consultare il sito www.natiperleggere.it dove sono presenti preziosi consigli. Spegnere i cellulari, ma anche spegnere la radio e soprattutto la tv, che fino a 3 anni un bambino non dovrebbe guardare. E comunque eliminare tutte le fonti di disturbo. Se si ha pochissimo tempo, prendersi 5 minuti, però totali, in un angolo della casa che sia comodo e tranquillo, con i libri adatti. Se il bimbo è molto piccolo, diciamo fino a 1 anno e mezzo-2 anni, accovacciarsi dietro lui e tenerlo, in pratica abbracciarlo con il libro davanti, e poi prendersi il tempo non che vorremmo noi per leggerlo dall’inizio alla fine, ma per giocare e leggere insieme quello che le immagini ci suggeriscono. E se il piccolo si mangia il libro dargliene uno che non si sfaldi in bocca…
E’ importante, in quel poco tempo che ci si concede, essere totalmente disponibili all’ascolto del bambino e dimenticare la propria funzione regolativa. Così la lettura può diventare un grande gioco in cui mamma e bambino dimenticano tutti i doveri, gli obblighi, le regole, diventando altro. In quel momento magico il tempo si ferma, come un rituale. L’ideale sarebbe averne uno al giorno, o alla sera o al mattino, poi in più ogni volta che il bambino ce lo chiede e noi riusciamo ad ascoltarlo”.

Barbara Farkas

Condividi

Comments are closed.