“Ho la fortuna di condividere con gli altri storie, aiutandoli a superare le difficoltà della vita”

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Autrice di libri, filastrocche e canzoni per bambini, promotrice della lettura e mediatrice della narrazione, Elisa Mazzoli organizza e cura eventi culturali per l’infanzia che abbiano come protagonisti i libri e le avventure. In questa intervista spiega che cosa significa essere ‘raccontastorie’ di professione, soprattutto nei confronti dei più giovani, partendo dalla sua ultima fatica letteraria, “Ferruccio e l’arrembaggio”, una storia di pirati ambientata nella sua Cesenatico…

Gira l’Italia a incontrare piccoli e grandi per stare insieme con le storie. Non a caso “raccontastorie” di professione si definisce Elisa Mazzoli, che è autrice di libri, filastrocche e canzoni per bambini, promotrice della lettura e mediatrice della narrazione, organizza e cura eventi culturali per l’infanzia che abbiano come protagonisti i libri e le avventure.
Come “lettrice errante” partecipa inoltre a rassegne e conduce laboratori e spettacoli che gravitano intorno all’universo-libro, in scuole, biblioteche, librerie, parchi, piazze, spiagge. Ma la si può spesso trovare anche nella sua città (Cesenatico), sede di un suggestivo Museo della Marineria dell’alto e medio Adriatico (per il quale lei cura le visite didattiche delle scuole), magari sul ponte di coperta delle barche a vela tradizionali o nella stiva di qualche nave, a giocare a fare la sirena, oppure la piratessa…
Proprio di pirati tratta la sua ultima fatica, il libro “Ferruccio e l’arrembaggio” uscito nell’estate 2011, il 22° da lei pubblicato in quindici anni di attività.

– Com’é nato questo libro sui pirati?

“É nato in maniera particolare rispetto alle altre mie pubblicazioni, nel senso che sono stata contattata dall’editore Bacchilega di Imola, che si occupa molto di storie locali, romagnole, e aveva aperto una collana Junior di libri per bambini. Quindi mi è stato chiesto di prendere una leggenda della zona in cui abito e trasformarla in una storia che avesse come pubblico i bambini dai 5 anni come target, e infatti ‘Ferruccio e l’arrembaggio’ è il secondo volume pubblicato nella sezione denominata ‘Ristorie’. Io che mi occupo da tanto tempo di favolistica del mare, perché curo la sezione didattica dei musei di Cesenatico e faccio per passione e professione anche un lavoro di ricerca sulle storie del mare, conoscevo bene questa leggenda, che forse è proprio anche una storia vera, di un arrembaggio piratesco del 1653, fallito, al porto canale di Cesenatico. Allora ho cercato di mettere insieme le due cose, la leggenda con la necessità di rivolgersi a un pubblico di bambini, così ho giocato un po’ sul dire di no alla prepotenza e ho creato questa storia di Ferruccio, che vorrebbe fare il pirata ma solo per gioco, non in realtà, e poi diventa pittore, grazie all’aiuto di due amici preziosi che sono l’asinello e l’amica Rosina dei venti. Ad arricchire il libro le illustrazioni di Giusy Capizzi, una ragazza siciliana professionista del settore, che ha creato delle tavole che ai bambini piacciono molto. Sono stata molto contenta perché quando le parole trovano corrispondenza nelle immagini, va tutto a favore dei bimbi che sono i fruitori della storia”.

– É difficile dare vita a una storia che attira e piace ai bambini?

“Negli anni ho imparato a conoscere l’editoria, soprattutto perché oltre alla narratrice io faccio anche la promotrice della lettura per i bambini, sempre per una passione e un piacere personale. Ho sempre amato leggere libri per bambini e li ho anche sempre studiati nel modo in cui sono costruiti. E’ dal 1994 che faccio questo lavoro, quindi ho incontrato molti bambini e mi è capitato spesso di pubblicare libri dopo averli raccontati e un po’ riaggiustati in base all’esperienza diretta. Avevo visto cioè i cali di ritmo, che cosa entusiasmava e invece cosa annoiava il mio giovane pubblico. Il contatto con i bimbi, inizialmente reso possibile dalle maestre che mi consentivano di entrare nelle aule a raccontare, è stato per me una grande scuola. Così come una palestra preziosa è la spiaggia, nella quale mi trovo di frequente vivendo al mare: in un contesto così dispersivo occorre saper catturare la loro attenzione con qualcosa di forte, quindi é stato un buon esercizio, che continua tuttora perché ogni volta s’impara qualcosa. Ed è fantastico. Se riesci a considerare i bambini come delle persone che hanno dei gusti, come accade in altri Paesi, Francia ad esempio, dove nelle pubblicazioni si tiene conto dei loro giudizi come lettori, puoi imparare e crescere nel tuo lavoro, così da entrare nell’obiettivo di raccontare storie e condividerle”.

– Una ‘mission’ tutt’altro che semplice da perseguire…

“Per lavorare per e con i bambini bisogna molto preparati, per questo io studio ancora tantissimo. E bisogna abbattere tutte quelle barriere fatte di pregiudizio e le strutture che non servono e sono deleterie. Ti devi porre in maniera totalmente sincera. E non è per nulla semplice, anzi è molto faticoso in termini di dispersione di energie, ma io sono felice quando lo faccio e alla fine gli aspetti positivi superano le fatiche.
Ultimamente, poi, mi è piaciuto anche indirizzare il mio lavoro a tutti, cioè condividere le storie con grandi e piccoli, e trovo che sia molto prezioso vedere certi sguardi dei genitori. Io non sono un’attrice come preparazione, sono semplicemente una persona che con la sua voce attiva una condivisione di un momento d’incanto per tutti, anche per me stessa. Io voglio trasmettere il fatto che anche i genitori, quando tornano a casa, possono passare tempo con i figli in maniera divertente, trasmettendo loro l’universo dei messaggi che fanno parte della letteratura. E non si tratta di lezioncine, quanto piuttosto ‘guarda che ce la possiamo fare insieme a superare le difficoltà della vita attraverso le storie’. Un qualcosa di molto prezioso. E in tal senso io prendo il mio compito in maniera molto seria e mi arrabbio con chi invece ha un atteggiamento di superficialità, pensando che basti essere infantili o divertenti. Il bambino è fondamentalmente una persona che va rispettata”.

– Hai scritto già tanti libri, hai cambiato stile rispetto ai precedenti?

“Come stile di scrittura io sto seguendo una maturazione, che ha ancora della strada davanti, ma ho cambiato molto la mia chiave di scrittura. Ho sempre avuto qualche piccola intuizione, che adesso sto cercando di sposare con uno stile professionale. In questo caso ho avuto la fortuna di avere un confronto con l’editor che mi segue in casa editrice, Emanuela Orlandini, veramente una persona molto preparata, e con un gruppo di lettura, composto dalle persone dell’associazione Il Mosaico che seguivano la pubblicazione, da altri esperti di narrazione come me e da persone che fanno parte di ‘Nati per Leggere’, e loro mi hanno aiutato tantissimo dandomi un ritorno prezioso delle pagine che man mano stavo scrivendo. Sono stati molto severi nei loro giudizi e temevano che a un certo punto dicessi stop, mi state dicendo troppe cose, invece mi hanno detto cose molto intelligenti aiutandomi a correggere un po’ il tiro. In questo ultimo caso, mentre scrivevo il libro di Ferruccio, pensavo anche bene a come poi raccontarlo perché un libro va fatto vivere e fatto scoprire. Giocavo molto su questa cosa del pirata prepotente e sudicione, cercando di non cadere nel volgare e anche e soprattutto nel terrore. La figura del pirata simbolizza una paura che potrebbe annientare una buona parte dei bimbi piccoli già all’inizio della narrazione. Volevo mantenere un’ilarità che non fosse pesante per i bambini, ho creato anche la canzone sul pirata, così ogni volta che lo narro se serve adotto piccole correzioni. Siamo già arrivati ormai ad oltre cinquanta narrazioni e devo dire che, grazie anche all’abbinamento con le tavole illustrate, la storia funziona”.

– Ma i tuoi tre figli leggono in anteprima quel che produci, magari per una sorta di test prima della pubblicazione?

“No, se devo dire la verità. Per loro i libri sono sempre stati per dei periodi dei fratelli, per altri degli antagonisti. Il piccolino è proprio ‘nato per leggere’, vive con gioia la sua convivenza con i libri, gli altri invece stanno riscoprendo gli albi illustrati ora che li propongo al fratellino minore e quindi sono in un’ottica di condivisione. Per conto loro leggono solo se un libro li ‘acchiappa’ da morire, o se gli piace un’avventura fantastica. Chiaro che quando mi vedono lavorare ogni giorno mi chiedono ‘mamma, che cosa stai scrivendo?’. Non sempre quindi leggono le mie cose, diciamo che in qualche modo le condividono perché io le creo. E ultimamente abbino anche le canzoni e allora a volte ci divertiamo”.

– A proposito di canzoni, ti sei cimentata nell’audiolibro “Racconti Incanti”, senza dimenticare la collaborazione con Bimbobell, personaggio molto conosciuto tra i bambini.

“Quella delle canzoni in effetti è un’altra delle ramificazioni del mio lavoro. La collaborazione con Bimbobell è nata quando lui lavorava a Radio Gamma, direi nel 1996, e gli creavo le favole da leggere in trasmissione, poi quando lui è uscito dalla radio creando un personaggio a sé sono rimasta come autrice di testi di canzoni. La sua è prevalentemente un’attività di animazione, ha l’energia per fare tanti spettacoli, piace alle famiglie, che sa coinvolgere in balli e altri momenti divertenti. Mi sono sempre trovata bene con lui sul piano personale, come correttezza, e quindi ho il rapporto è proseguito, come pure con il suo discografico Giampiero Amadori. Se lui porta in giro queste canzoni, io mi soffermo sulla voce che racconta e una pagina di libro sfogliata, proprio sull’oggetto libro, molto importante nella nostra società, veicolo che può diventare una risorsa davvero preziosa. Anche nel caso di una filastrocca, che può sembrare banale. Invece, come mi capita di dire spesso di fronte alle domande dei bimbi, spesso ci metto più tempo a scrivere il testo di una filastrocca che di un racconto. Devi studiare, il suono, il ritmo, dire quel che si vuol dire in maniera concisa e accattivante. Però è una cosa che mi è sempre piaciuta, essendo stata abituata fin da piccola a divertirmi con le filastrocche. E anche i bambini sono eccezionali creatori di filastrocche e di rime…”.

– Spesso si afferma che la letteratura per l’infanzia è cambiata molto, dato che i bambini di oggi sono diversi da quelli di una volta, anche per via di fenomeni sociali come famiglie allargate, adozioni ecc. Tu che operi in questo ambito sei d’accordo?

“Sono dinamiche che seguono molto il mercato, e questo vale anche per l’editoria. Lo vedo, posso capire un certo trend, anche se non lo condivido. Le famiglie sono cambiate, ma secondo me i bambini sono un po’ tutti uguali: hanno questa voglia di esplorare, un’energia esplosiva, che gli viene chissà da altri mondi con cui sono ancora in contatto, hanno ispirazioni fantastiche, un proprio gusto personale, hanno voglia di ridere insieme e di mettersi in gioco anche con il loro spirito. Sono i grandi che decidono che le tematiche devono andare verso le famiglie di oggi. E’ bello che in questo modo si possa riflettere anche su cose che sono cambiate nel tempo, ma purché si tratti di azioni e riflessioni spontanee, non dettate dal mercato. Nella mia attività di aggiornatrice sulla letteratura per l’infanzia svolta con le insegnanti, siccome sanno che io credo molto nel ‘potere curativo’ delle storie, spesso mi vengono chieste storie ad hoc per risolvere determinati problemi, tipo quello della famiglia allargata. Ma se noi frequentiamo i libri e siamo capaci di stare insieme per il piacere di leggere, allora anche la storia di un fiore che sboccia può aiutarmi nel superare la difficoltà o nel vedere con allegria una situazione spiacevole. A volte penso che la letteratura italiana poteva fermarsi a Gianni Rodari, nel senso che abbiamo sempre avuto i contenuti. Anche in ambito locale ci sono maestri come Alberto Manzi o Federico Moroni, che anche osservando cose semplici come le api ci avevano insegnato tutto quanto. Tutto si ricrea e si rigenera anche nei tempi moderni. Ad esempio c’è anche il dibattito sulla letteratura per l’infanzia: deve dare per forza dei messaggi o deve semplicemente divertire. A mio avviso vanno bene entrambe le cose, poi a scegliere sono i bimbi, che scartano immediatamente quel che è noioso e pesante”.

– Un episodio curioso avvenuto durante il tuo lavoro?

“Con i bambini molto piccoli occorre creare espedienti che sono rituali, come il saluto iniziale e finale, allora spesso mi presento loro con un paio di guanti e uno dei due ha un buco. E i bimbi lo notano subito e sottolineano ‘Hai un guanto rotto, bucato’, invece una bambina mi ha detto ‘Hai un dito libero’, è stato meraviglioso, un altro punto di vista, la magia e la poesia totale. Oppure un’altra volta, siccome utilizzo dei mutandoni bianchi che mi ha cucito mia nonna di 98 anni, qualcosa di antico con cui catturare l’attenzione, un bimbo dopo una ventina di minuti di narrazione è intervenuto esclamando: ‘ma io ti riconosco, tu sei quella delle mutande!’. Nei limiti del possibile cerco di far intervenire i bambini e lasciar loro la parola: non essendo uno spettacolo teatrale ma un incontro di narrazione con me, è anche un momento in cui io, insieme ai genitori presenti e agli altri piccoli, cerchiamo di gestire una fatica, come quella di essere interrotti o non saper rispondere a una domanda. A volte ci sono argomenti molto profondi, come quando si parla di chi non c’è più, però mi va di affrontarli con loro, senza scappare, perché è un po’ affrontare la vita il simbolismo di raccontare storie. E questa condivisione mi piace tantissimo perché anche io mi faccio forza in questo modo”.

– L’avventura di Ferruccio, in particolare, che cosa suscita nei piccoli?

“Scatena tutto ciò che può scatenare un argomento piratesco. Soprattutto c’è lo stupore iniziale di vedere un bambino che vuol fare il pirata, quindi vedi il bambino eccitato che si ‘gasa’ e diventa come una pallina pronta a saltare e in quel momento lo devi contenere, ricorrendo a vari espedienti narrativi. Ma vedi anche il bambino preoccupato del giudizio del genitore, voltandosi per cercarne lo sguardo, quando tu proponi che stai per cantare una canzonaccia orribile di pirati bendati, sfregiati e maleducati. Comunque si instaura sempre un meccanismo di fiducia, in cui fin dall’inizio metto in chiaro che mi piace divertirmi rispettando le regole. E in questa narrazione in particolare dichiaro subito che sono una grande fifona, perciò non si aspettino che la storia che ho inventato sui pirati sia avventurosa al punto giusto, senza eccessi. La chiave per tenere tutto saldo e per entrare tutti insieme sulla stessa barca”.

– Com’é nata la passione per lo scrivere?

“Fin da bambina sono un’appassionata lettrice. Abitavo di fianco alla biblioteca del paese e avevo a disposizione un po’ di libri a casa, artistici, visto che mia madre era pittrice. I genitori lavoravano, quindi spesso ero sola con mia sorella e la fantasia non mi mancava. Potevo esplorare il mio territorio e il mio hobby era salire sugli alberi. Passavo tantissime ore in biblioteca a sfogliare libri, ricordo ancora la meraviglia nel guardare le immagini di favole classiche, che suscitavano a volte angoscia ma anche fascino. Insomma non perdevo occasione per scatenare la mia fantasia. Inoltre ero una lettrice accanita di Gianni Rodari, arrivando a fare tornei fra le sue varie filastrocche quando ero a casa ammalata. Una volta per non andare a scuola dove mi stavo annoiando ho detto la bugia di avere un forte mal di pancia, finendo per essere operata di appendicite, e in ospedale ho creato storie per tutti. Non potevo mangiare dopo l’intervento e avevo molta fame, così addirittura ho creato un menù della fantasia, con i profumi di pollo, patatine ecc., facendo soffrire un po’ di gente e venendo anche molto sgridata. Mi è sempre piaciuto insomma intrattenere e raccontare, non sapevo che avrei potuto trasformarlo in un mestiere. Quindi ho studiato, senza ben sapere che cosa avrei fatto da grande, continuando a scrivere e mi sono laureata in scienze politiche nel 1996, decidendo di far diventare un lavoro questa mia passione. Subito ho cominciato a fare libri, sempre con piccoli editori, quindi non semplice perché il libro va promosso e fatto vivere. Ma viaggiando un po’ ho conosciuto tante persone del settore meravigliose, che danno tanta ricchezza e idee a livello di relazioni interpersonali. Quando sei mosso dal piacere di leggere, non fai altro che allearti con gli altri e scambiare notizie su libri bellissimi che trovi in circolazione. Il mondo della letteratura per bambini è bello per questo, non hai notorietà che ti crea fastidi a livello privato. Mi sento fortunata e mi piace questa vita, perché posso avere un contatto con le persone condividendo storie belle, non necessariamente quelle che scrivo io ma anche di altri autori che leggo”.

Barbara Farkas

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