RISPONDE LO PSICOLOGO – E’ il contrario di ciò che desidero

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Un altro prezioso contributo sul tema psicologia a misura di bambino, a cura della dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza. Risponde alle vostre richieste e sollecitazioni (potete utilizzare l’indirizzo mail info@bimbiarimini.it), in questo caso a una mamma preoccupata per il comportamento ribelle del figlio di 5 anni che si diverte a fare di continuo quel che non deve

DOMANDA

Buonasera, ho seri problemi con mio figlio secondo genito di 5 anni. Cerca di attirare la nostra attenzione facendoci continui dispetti, a me, al papà, al fratello. Anche a scuola le maestre si sono accorte che qualcosa non va. Assume sovente atteggiamenti da sciocco, addirittura si è permesso di andare a rovistare nella borsa di una maestra. Sembra che si diverta a fare tutto ciò che sa benissimo che non deve fare. E più fa così, più noi lo sgridiamo e non abbiamo voglia di stare con lui, perché intanto sappiamo che dopo poco ci fa un dispetto. È evidente che ha molta energia, emotività da incanalare nella direzione giusta. Se lo contraddiciamo talvolta inizia a lanciare oggetti, e risulta molto
difficile calmarlo. Mi sembra di vivere dentro un circolo vizioso dove ausa ed effetto si inseguono e si ripetono all’infinito. Mi sento colpevole perché non riesco ad amarlo come amo il primogenito. Di ciò sono consapevole, me ne rammarico, ne soffro ma nemmeno con tutta la buona volontà al momento sono riuscita ad avvicinarmi a lui accettandolo per quello che è. Perché io desidero avere un figlio ubbidiente, buono, educato come il primo e lui invece dimostra puntualmente il contrario. Non riesco a trovare una via di uscita da sola, cosa posso fare?
Grazie per l’attenzione. S.

RISPONDE DOTT.SSA MANUELA ARENELLA

Gentile S., dalla sua lettera traspare un’autentica sofferenza.

La sua, legata alla consapevolezza di non riuscire ad amare come vorrebbe, e quella del suo bambino, che fa di tutto per reclamare a gran voce quell’amore.

Al di là del discorso sulle regole e i limiti da mettere in atto per arginare l’aggressività e le esplosioni di rabbia, suppongo che il nodo della situazione abbia a che fare con un vissuto di non accettazione, che probabilmente è passato al suo bambino, che si ribella e, in qualche modo, restituisce al mittente lo stesso rifiuto e la rabbia impotente.

E’ naturale che due fratelli siano molto diversi l’uno dall’altro; il bisogno fondamentale di ciascuno di noi è quello di essere visto nella propria unicità, per cui è necessario, per un fratello, essere l’opposto dell’altro.

Se mio fratello è bravo, ubbidiente, studioso, ecc…, io, per essere unico, dovrò essere il contrario.

Il tutto si complica se, per qualche motivo (per comprenderlo bisognerebbe indagare alcuni aspetti legati alla vostra storia), al suo bimbo è arrivata la sensazione di non essere voluto, di non essere amato per ciò che è.

Una sensazione del genere attiva nel bambino, con un minimo di autostima, una ribellione totale, come a dire “se l’unico modo per essere visto è fare la pecora nera, allora farò la pecora nera”.

E così si crea quel circolo vizioso che lei ha chiaramente visto, per cui il rifiuto genera ribellione, che alimenta il rifiuto, che amplifica la ribellione, ecc..

E’ difficile spezzare questa dinamica da soli. Ci sarebbe bisogno di aprirsi alla possibilità di vedere il suo bambino in modo diverso, di interpretare i suoi dispetti come espressione di un bisogno d’amore, come il tentativo di confermarsi di essere voluto anche se non si è perfetti.

Sarebbe importante sottolineare gli aspetti positivi del suo bambino, vederlo nelle sue risorse, e non reagire alle provocazioni, in modo da spezzare l’associazione per cui “vengo visto solo se combino guai”.

Il rischio è che si strutturi un’identità al negativo, dove ci si dà consistenza solo nella reattività, nell’opposizione, e non ci si può concedere momenti di fragilità e di regressione.

Il mio suggerimento è di rivolgervi ad uno psicoterapeuta infantile della vostra zona, affinché questa dinamica disfunzionale non si rinforzi, non si cronicizzi, condannando il suo bambino a ricercare uno sguardo di approvazione attraverso modalità negative, e lei a sensi di colpa e la sensazione di impotenza che logora il legame.

Prima si interviene, più velocemente si risolvono le dinamiche disfunzionali. In bocca al lupo!

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MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e scuole e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e anche a San Marino.

Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema per i genitori su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

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